INTRODUZIONE GIORNATE DELL'ECONOMIA DEL MEZZOGIORNO

Le Giornate dell’Economia del Mezzogiorno, oltre ai tradizionali problemi dello sviluppo meridionale, hanno quest’anno per oggetto anche il lavoro. Croce e delizia dell’uomo e della donna, il lavoro è infatti oggi più che mai al centro dello sviluppo dell’economia e della società, che si trovano in un momento particolarmente delicato della loro storia.

Le caratteristiche del lavoro stanno mutando con intensità e velocità mai immaginate. I tempi in cui, come nella Genesi, è con dolore e con il sudore del tuo volto che troverai il cibo per tutti i giorni della tua vita e mangerai il pane e in cui, come nella nostra Costituzione, il lavoro è ritenuto la base di uno Stato, sembrano quasi archiviati. Forse non c’è più il sudore di una volta e anche la dignità e la forza sociale e politica del lavoro non sono più quelle degli anni in cui è stata redatta la nostra carta costituzionale.

Quale sia il ruolo del lavoro nella vita dell’uomo e della donna e nello sviluppo della società non è peraltro più così chiaro, anche se è indubbio che rimane essenziale per far girare la ruota dei meccanismi tecnici ed economici sui quali si impernia la possibilità di perpetuazione della razza umana. Il problema non riguarda solo il nostro paese, ma coinvolge tutta l’umanità seppure con intensità e modalità diverse da un luogo a un altro.

I dubbi in argomento hanno profonde radici di carattere sociale e di stampo tecnologico e commerciale. La società di un tempo è in crisi profonda e quella odierna ha caratteristiche molto diverse, che la fanno ritenere lontana da un assetto stabilizzato destinato a durare nel corso degli anni. I sociologi si affannano nella ricerca delle cause della crisi, dei rimedi che vi possono essere portati e della predisposizione di nuovi modelli che rimangono tuttavia ancora molto confusi. Il fatto che alcuni elementi chiave della storia della nostra civiltà, come la famiglia, la chiesa, la scuola, l’associazionismo e la politica, abbiano perso buona parte della loro forza aggregatrice tradizionale e non siano più il punto di riferimento delle persone è grave, soprattutto perché non si vedono all’orizzonte nuovi punti di aggregazione e di riferimento che possano sostituirli.

Anche i valori e gli obiettivi delle attività vitali sono mutati e, con essi, sono mutati anche il valore del lavoro e i suoi obiettivi. Il panorama non è ancora chiaro, mentre è invece quasi sicuro che in molti casi il lavoro è considerato quasi esclusivamente un male necessario al quale non è possibile sottrarsi e che comunque va affrontato con grande cautela. Superata in buona parte l’epoca del sudore si è entrati in quella della sopportazione e della tolleranza, che inducono a lavorare senza entusiasmo determinati a sopportare sempre minor fatica fisica e psicologica.

Tutto questo, riguarda l’offerta di lavoro, che dovrebbe riflettere le nuove aspirazioni dei potenziali lavoratori, i quali devono peraltro fare i conti con le caratteristiche della domanda di opportunità lavorative espresse dal mercato.
La domanda in verità ha già tenuto conto almeno in parte delle nuove caratteristiche dell’offerta, ma è anche mutata prescindendo da tali caratteristiche, imponendo addirittura all’offerta stessa modificazioni e compromessi che non è sempre possibile soddisfare. Fra i fattori che maggiormente hanno determinato le modificazioni nella domanda di lavoro vi sono lo sviluppo e l’innovazione tecnologica, che hanno contemporaneamente effetti positivi e negativi sulla vita economica e sociale. Nell’ambito di quelli positivi si devono riconoscere gli straordinari progressi realizzati nelle metodologie di produzione e di distribuzione di beni e servizi, l’accelerazione dei relativi tempi, la riduzione degli errori, la maggior sicurezza e trasparenza delle operazioni, l’aumento del fatturato e la riduzione dei costi delle imprese e dei prezzi pagati dai consumatori, la globalizzazione dei problemi economici e finanziari, l’aumento della complessità dei mercati. Sono anche evidenti le grandi innovazioni tecnologiche che hanno rivoluzionato il mondo, come l’intelligenza artificiale, la robotica, i big data e così via.

Fra gli aspetti negativi delle innovazioni tecnologiche quelli più drammatici riguardano proprio il mercato del lavoro, nel quale sono terribilmente aumentati i disoccupati, i frustrati, i non reinseribili, quelli senza prospettive che, una volta abbandonato un posto di lavoro, non riusciranno più a trovarne un altro. In questo gruppo sono compresi soprattutto i giovani, che sono alle prese con problemi drammatici. Si pensi che più del 50% di coloro che frequentano oggi le scuole elementari sarà chiamato a fare lavori che oggi non esistono. Ma sono comprese anche persone che magari hanno una buona formazione teorica e pratica, che tuttavia con il tempo è diventata obsoleta. Tale problematica richiama la necessità che i sistemi scolastici e formativi di ogni ordine e grado prendano in qualche modo atto delle nuove esigenze del mondo del lavoro e che tali esigenze siano conosciute da tutti gli aspiranti lavoratori e anche da coloro che sono già occupati.

Solo con una maggiore coerenza fra domanda e offerta il lavoro potrà tornare ad assumere un ruolo più positivo nella vita delle persone, molte delle quali – si parla di un paio di miliardi di esseri umani fra 5/10 anni – rischiano di non essere più “utili” per lo sviluppo dell’umanità.

Non è questo un messaggio particolarmente incoraggiante, ma è inutile perdersi in sogni che non hanno possibilità di trasformarsi in realtà. È meglio affrontare con realismo la situazione, prenderne atto e sperare che il mondo faccia qualcosa per renderla più gestibile e più umana.

 

Roberto Ruozi
Presidente Fondazione Curella