I frutti avvelenati della globalizzazione! Dalla società liquida a quella solida.

Un mondo diverso da qualche anno. Da quando le comunicazioni sono diventate estremamente facili, con i voli low cost che ci consentono di viaggiare senza investire un patrimonio; da quando internet ci tiene tutti collegati, da quando i costi telefonici si sono abbassati enormemente.
Sono cadute le barriere, i confini si sono annullati e la terra è diventata un unico villaggio globale. Movimenti di merci di uomini e di pensiero, che hanno reso il mondo più piccolo e più uguale.

È diventato però difficile spiegare al cittadino congolese o del Ghana di 18 anni perché i suoi coetanei americani o europei debbano avere merce e consumi abbondanti e a lui debba mancare anche l’acqua corrente. Ed ecco gli spostamenti epocali di popolazione che stanno mettendo in crisi l’Occidente, che con il 20% della popolazione consuma l’80% delle risorse disponibili.
Ma è diventato difficile spiegare anche al cittadino americano della provincia, o al cittadino britannico del Nord, perché molte aziende che prima erano localizzate nel suo territorio si stanno spostando in altre parti del mondo, diminuendo il numero di occupati delle proprie zone.

Se poi viene a sapere che i prodotti fabbricati in Cina sono più convenienti perché da loro non sono garantiti i diritti minimi dei lavoratori o fanno lavorare i bambini, allora il disagio diventa rabbia. Per cui la globalizzazione diventa un processo da battere e si vogliono costruire muri (Trump), o si esce dall’UE (Brexit) perché si ritiene che gli altri siano i nemici da combattere.
Eppure con la globalizzazione un miliardo di persone è uscito dalla povertà assoluta, mentre moltissimi, soprattutto nell’Occidente industrializzato ma non solo, si sono avvicinati a consumi prima assolutamente impensabili.

Ma l’influenza sulle società occidentali del processo in corso può diventare dirompente, e la deriva populista e reazionaria e nazionalista, può diventare incontrollabile portando il mondo su una deriva inclinata pericolosa.
Ed allora la necessità che il processo non venga subito ma governato, forse costruendo qualche muro in più o mettendo qualche motovedetta ulteriore nel Mediterraneo, o qualche dazio in più su alcuni prodotti, ma evitando  che il processo venga totalmente interrotto come purtroppo sta avvenendo.

È necessario rendersi conto che volere tutto e subito, che posizioni del tipo accogliamo tutti che purtroppo anche il Papa ha abbracciato, come pure grandi partiti di massa, tranne a ripensarci solo recentemente cambiando la propria posizione di 180 gradi, sono da abbandonare, e che un sano realismo è non solo necessario ma indispensabile.
Perché se alcuni percorsi sono non solo inevitabili ma anche doverosi, come salvare uomini in mare, o dare il diritto alla cittadinanza a chi è nato in Italia ed ha avuto un percorso formativo adeguato (Ius Soli), o che la gente possa uscire dalla povertà assoluta o possa avere le medicine per la sopravvivenza è anche vero che bisogna preservare le democrazie occidentali.

E se la globalizzazione non viene adeguatamente governata i rischi che tali democrazie corrono sono gravi. Perché la gente, soprattutto le classi più povere, potrebbero sentire come una minaccia quella dei tanti – nell’immaginario –  ma che in realtà sono un numero accettabile ed opportuno per l’Europa, che arrivano dalle nostre parti o i processi di globalizzazione che vengono accusati di togliere il lavoro ai tanti disoccupati delle realtà del mondo industrializzato. Una guerra tra poveri che può devastare le nostre democrazie.

Pietro Busetta